Guy Bourdin fotografo di Vogue trasforma la pubblicità in arte

L’unico ricordo che Guy Bourdin aveva di sua madre era di una donna pesantemente truccata, con i capelli rossi e la pelle molto pallida. Il fotografo francese fu abbandonato da lei quando era molto piccolo e non la perdonò mai. È indubbio però che Bourdin proprio alla madre deve il suo successo, dato che nei suoi scatti non si è mai allontanato da quell’idea di donna. Modelle dai capelli rossi, isolate in paesaggi deserti e inquietanti, in stanze d’albergo o squallidi corridoi, in situazioni violente e sadiche. Donne invisibili, di cui restano solo le gambe e le scarpe col tacco, in sfondi senza vita. L’intensa carriera artistica di Bourdin è connotata dall’ossessione per il femminile.

Nasce così il suo stile inconfondibile: gli elementi essenziali della moda vengono negati, scomposti e ricomposti al fine di creare qualcosa di unico, frutto di un’immaginazione perversa, in cui gli sguardi perdono la vita e la finzione è portata alle sue estreme conseguenze onoriche. Follia e genio. Che hanno lasciato tracce indelebili nella storia della cultura di massa. Negli anni Cinquanta Bourdin è stato infatti il primo fotografo di moda a dare più importanza all’immagine che al prodotto. Come dire: “Le scarpe possono essere nella foto ma la foto non è una foto delle scarpe”.

Una rivoluzione che ha cambiato la maniera di intendere la pubblicità, su cui ha costruito il suo successo il mensile Vogue, che a Bourdin diede spesso carta bianca. Indimenticabile una delle sue prime foto pubblicate, nella quale una modella posa in haute couture sotto numerose teste di vacche macellate. Guy Bourdin ha dimostrato al mondo che la moda non è solo consumo ma soprattutto arte. Inspirato da grandi maestri come Man Ray, Edward Weston, Magritte e Balthus, Bourdin ha cancellato la serietà classica della bellezza femminile, per farne un gioco tetro. La perfezione del corpo femminile è costantemente messa in discussione e i colori diventano tratti essenziali di una narrazione grottesca e immaginifica, fatta di aspetti inusuali, provocatori, surreali. La vita di Bourdin è turbolenta e inquietante proprio come le sue foto. Il suo atteggiamento verso amiche, mogli, modelle era crudele e sprezzante. A lavoro l’atteggiamento non cambiava e a volte durante gli shooting esclamava: «Sarebbe bello fotografare modelle morte a letto!». Un visionario controcorrente: Bourdin ha sempre rifiutato di esporre le sue fotografie, di editare libri, di ricevere premi. Solo dopo un decennio dalla sua morte, avvenuta nel 1991, il suo lavoro è stato pubblicato in un libro e solo dopo due decenni è stata organizzata una mostra delle sue fotografie. Oggi una grande retrospettiva di più di 200 opere dell’enigmatico fotografo francese, dal titolo Image-Maker, è visitabile fino al 15 marzo alla Somerset House di Londra.

Guy Bourdin

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, Spring 1979

Guy Bourdin

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, Fall 1977

Guy Bourdin

© Guy Bourdin_Vogue Paris, May 1970

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, Spring 1976

Guy Bourdin

© Guy Bourdin_Pentax calendar, 198

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, January 1980

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, Autumn 1970

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, Autumn 1979

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, Autumn 1979

© Guy Bourdin_Charles Jourdan, Autumn 1979

© Guy Bourdin_Artist’s archive, 1979

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