Bikini lovers, comunicazione e marketing del IV secolo d.C.

C’è chi afferma che le ragazze raffigurate durante una gara di atletica dei mosaici tardoimperiali della Villa del Casale – a Piazza Armerina, in Sicilia – comunichino come il bikini sia un’invenzione romana, grande notizia questa per i bikini lovers.

 

La Villa del Casale – lussuosa residenza del IV secolo d.C. estesa su una superficie di circa 3.500 metri quadrati – è uno scrigno d’arte musiva (scoperto nel 1950) contenente scene realistiche, mitologiche e “di genere” che gli studiosi si sforzano di legare in un disegno unitario.

Costruita poco prima della fine dell’impero romano, la grande villa è ritornata a godere del bollente sole di Sicilia a metà del secolo scorso, quando alcuni archeologi decisero di saperne di più su dei ruderi di epoca romana che affioravano dal terreno.
Posso solo immaginare lo stupore e la grande soddisfazione di chi, chino sulla polvere e sulla terra che aveva ricoperto la villa forse durante un’alluvione, con delicatezza restituiva al mondo e all’arte così tanta bellezza: quei ruderi nascondevano come una perla preziosa in un’ostrica, qualcosa di assolutamente straordinario.
Stupendo esempio di architettura romana, la villa ha la pavimentazione più sorprendente che si possa immaginare.
Mosaici di raffinata bellezza adornano quasi tutte le stanze, ciascuna con riferimenti mitologici e di vita vissuta. E tutto questo per centinaia di metri quadri.
Studiosi di storia e archeologi non hanno ancora individuato il nome del signore ricchissimo e molto potente che tra il III e il V secolo d. C. decise di farsi costruire la sontuosa dimora a pochi chilometri dall’attuale Piazza Armerina (Enna), ma la storia esige certezze e il lavoro degli specialisti procede tra i testi antichi e i tesori del nostro passato.

Qui domina il bianco sullo sfondo del mosaico, forse per non togliere nulla alla bellezza delle dieci figure femminili rappresentate. Otto di queste sono raffigurate nei giochi e nello sport e ognuna di loro indossa un bikini. In questa stanza, ho la sensazione che l’artista abbia di proposito voluto evitare l’uso dei colori forti per non distrarre l’occhio dalla bellezza dell’atteggiamento e dalla regalità dei corpi torniti, che hanno davvero dello straordinario. Qualsiasi elemento o colore di troppo avrebbe disturbato la rappresentazione del movimento sportivo, della grazia e della bellezza di cui quelle donne sono l’emblema.
Attrezzi ginnici, bikini, sguardo che scruta sicuro e lontano. Si stavano divertendo e non avevano nulla da nascondere. I fianchi generosi e una piccola cicatrice non erano un problema.

C’è chi afferma che le ragazze raffigurate durante una gara di atletica dei mosaici tardoimperiali della Villa del Casale – a Piazza Armerina, in Sicilia – dimostrino come il bikini sia un’invenzione romana, grande notizia questa per i bikini lovers.

L’archeologo Andrea Carandini ha affermato che l’interpretazione d’insieme del complesso musivo si incentra sul concetto della vittoria dell’uomo sulle passioni e le forze brute grazie alla musica (Orfeo sulle bestie terrestri, Arione su quelle marine), all’astuzia (Ulisse e Polifemo, Eros e Pan) e alla forza (i cacciatori delle fiere, Giove e gli altri dei sui giganti, Bacco su Licurgo, Ercole sui Bistoni, ecc.). I giochi urbani e le fatiche di Ercole […] alludono in ultima istanza alla supremazia della “virtus” e della “felicitas” sul disordine e le potenze del male (“Filosofiana. La Villa di Piazza Armerina”, Flaccovio, Palermo 1982).

Non solo fanciulle in bikini, quindi.